Il Dialogo Interno (parte I)

Il Dialogo Interno (parte I)

Il Dialogo interno. Non tutti sanno che fino a non molti decenni fa parlare da soli, il cosiddetto era considerato un sintomo di un grave disturbo mentale

Come del resto la masturbazione, ma copriremo (sic!) questo secondo argomento in un altro articolo per ovvie ragioni.

Così come ovvie sono le ragioni per cui, dopo diversi decenni finalmente la totalità degli psichiatri è concorde nel concludere che parlare da soli non sia in sé un sintomo di un disturbo mentale. Probabilmente pressoché la totalità degli psichiatri si saranno detti che anche loro parlano con sé stessi. Nemo insanis in patria.

Non è dato sapere se lo stesso meccanismo maieutico sia accaduto anche per la masturbazione, ma è altamente probabile.

In questo breve scritto affronteremo in modo assai pratico alcune modalità in cui è possibile ricondurre a più miti consigli un dialogo interno che a volte diventa invadente oppure antipatico o addirittura francamente debilitante. 

Perché a chi non è successo di avere una vocina petulante nella testa che ci ripeteva frasi o domande che ci hanno fatto sentire deboli, inadatti, inadeguati o “sbagliati”?

Ma soprattutto, è ragionevole la nostra naturale tendenza a ritenere “giusta” l’opinione di questa vocina?

Un esempio può essere utile.

Abbiamo in programma una certa prova, sia essa un esame, un colloquio di lavoro, ecc. Sappiamo di avere alcuni requisiti in regola e di poterci sentire ragionevolmente sereni e fiduciosi. E tuttavia, quella maledetta vocina, invece di elencarci i nostri punti di forza, è sempre pronta a punzecchiarci con una pronta lista delle nostre presunte “debolezze” o “mancanze”.

Tendenzialmente lo fa la sera, oppure la notte. Ci lascia coricare nel letto in pace, puntare la sveglia. Magari ci piace leggere un libro prima di addormentarci, e la vocina zitta, tranquilla. 

Attende serena che chiudiamo gli occhi, quando ormai aspettiamo soltanto che Morfeo faccia la sua parte. Ed è proprio allora che l’infingarda dà fiato alle sue trombe, portandosi via in un attimo tutte le nostre rassicuranti certezze.

Vorremmo zittirla, vero? Assolutamente sì. Proviamoci invano. Più cerchiamo di zittirla, più essa si fa tonante, fastidiosa, potente e seducente. Niente da fare, non si può zittirla. 

E siccome tendiamo naturalmente a crederle, a considerare che in fondo ha ragione lei, finiamo per sfinirci in un’inutile guerra intestina.

Questo per il problema. Cosa proporre come soluzione finale del dialogo interno?

Beh, le “soluzioni” sono tante quanto è sviluppata la nostra fantasia. E siccome nel mio lavoro mi capita spesso di imbattermi in questo genere di “problemi”, ho cercato di raggruppare un certo numero di soluzioni di comprovata efficacia che andrò ad elencare senza alcuna pretesa di completezza. Perché in effetti, ognuno di noi può inventare sistemi del tutto personali, così come variazioni sul tema.

Nel concreto, andiamo a vedere sommariamente alcune strategie che possono essere facilmente applicate al nostro dialogo interno. Le ho suddivise in tre categorie assolutamente opinabili, per rendere più semplice la comprensione. Esse sono:

  1. Componenti acustiche
  2. Dialettica e retorica (parte II)
  3. Intenzione positiva (parte III)

Quello che dobbiamo sapere è che ognuna delle voci qui sopra rappresenta un livello di intervento a “profondità” crescente di intervento. 

Possiamo infatti intervenire sugli aspetti “fisici”, acustici della voce per modificarne gli effetti e la relativa frequenza, oppure possiamo decidere di intervenire a livelli più “profondi” analizzando dapprima le componenti semantiche, cioè a livello del contenuto, fino a giungere a trasformare quella vocina in una sorta di “consulente personale” conoscendo e soprattutto apprezzandone le intenzioni positive.

Prima di tutto conosci il tuo avversario

Prima di intervenire in qualsiasi modo sulla nostra voce interiore, è utile conoscerla a fondo nelle sue caratteristiche, pertanto ci faremo una serie di domande del tipo:

  • Che tono di voce usa (grave/basso, acuto, stridulo, ecc.)
  • Volume (sussurra o grida)
  • Posizione nello spazio (la voce viene dal davanti, dal dietro, dalla destra, dalla sinistra, quanto è distante da noi)
  • A chi appartiene quella voce (è la nostra oppure tipicamente quella di un nostro genitore/altra persona)

Una domanda sorge spontanea: come faccio ad avere queste informazioni

Piuttosto semplice. Basta ascoltare la voce. Forse non abbiamo mai pensato di ascoltarla per conoscerla, perché eravamo inutilmente troppo impegnati a cercare di zittirla (con l’ovvio risultato di intensificarla).

Qual è il suo tono di voce? Ci comanda di sentirci in un certo modo utilizzando espressioni del tipo “sei inadatto, non ce la puoi fare, quello che fai è sempre sbagliato”, ecc. utilizzando un tono di voce basso, serio, oppure è stridula, fastidiosa e pedante? Utilizza un volume basso, discreto oppure parla a voce alta? 

E quanto è seducente la vocina che ci ricorda che in frigo è presente ancora quella fetta di torta al cioccolato che abbiamo deciso di conservare fino al giorno successivo.

Ora concentratevi sulla posizione nello spazio: proviene da vicino ad un orecchio in particolare, oppure è distante? Viene dal davanti o dal retro?

In ultimo, di chi è quella voce: riconoscete che è la vostra voce, oppure la voce di qualcuno che è stato anche solo brevemente una presenza significativa nella vostra vita?

Ma ora procediamo a vedere insieme una per una diverse tecniche di intervento facilmente realizzabili anche da casa, nell’intimità della propria testa.

Primo livello: Componenti acustiche

In questo primo articolo offriremo pertanto alcune proposte per intervenire al primo livello, cioè quello relativo alla sola componente “acustica” della voce interna (Tono, Volume, Posizione nello Spazio). 

Vedremo insieme come sarà semplice eseguire alcune trasformazioni che in svariati casi possono essere di per sé sufficienti.

Ora, quando dico “semplici” non intendo dire che ognuno di noi possa trovare facile eseguire consapevolmente queste trasformazioni. In alcuni casi può essere utile farsi guidare da qualcuno. Esattamente come apprendere a suonare uno strumento o a guidare un’automobile, avvalersi dell’aiuto di un’altra persona può essere una buona idea.

1. Modificare il Volume

Mettetevi in un luogo tranquillo dove nessuno vi disturberà per alcuni minuti e chiudete gli occhi ed inspirate tre volte senza la precisa intenzione di rilassarvi più del necessario. 

Non è infatti importante essere rilassati più del dovuto e se non siete persone per questo genere di cose ancora meglio, perché lo farete più velocemente, ma ricordatevi sempre di prendervi il vostro tempo.

Ora, con gli occhi chiusi immaginate di poter immaginare di vedere comparire in un punto qualsiasi della vostra mente una manopola per il controllo del volume. 

Notare qual è la sua forma ed il suo colore renderà l’immagine più vivida e reale. Ora, immaginate di poter immaginare ancora una volta di muovere verso sinistra o verso destra la vostra manopola e di soffermarvi su come questo influisca sul volume della vocina.

Potreste trovare che lasciare la vocina ad un volume appena udibile sia preferibile allo spegnerla completamente. Se vi piace, potete prendervi ancora un attimo di tempo prima di riaprire gli occhi immaginando di fissare molto bene l’esperienza nella vostra mente. 

Ora avete un comando di controllo del volume del dialogo interno al quale potrete ritornare a vostro piacimento ogni volta che troverete una buona idea farlo.

2. Modificare il Tipo di voce

Se siete rimasti solo parzialmente soddisfatti, fatevi i complimenti perché questa è per voi l’occasione di provare uno strumento ulteriore e quindi di impadronirvi di quest’ulteriore tecnica. 

Avete in mente un personaggio buffo dei cartoons per esempio, oppure un qualsiasi personaggio sia esso reale o di fantasia il cui modo di parlare vi fa sorridere

Ecco, ora immaginate che la vostra vocina parli proprio come quel personaggio mentre vi dice che siete fondamentalmente inadatti o incapaci o destinati ad un sicuro, perpetuo e perfetto fallimento in tutte le cose della vostra vita.

Chiudete gli occhi e localizzate velocemente il pannello di controllo audio della vostra mente (se non lo avete ancora vi basterà immaginare di averlo comprato on line) e trovate il comando che permette di modificare il tipo di voce. 

Questa volta potrebbe essere una leva graduata piuttosto che una manopola, oppure un pulsante, lasciate fare alla vostra immaginazione. Ora, ascoltate liberamente la vostra vocina che parla con la voce di Paperino e provate invano a sentirvi male, se ci riuscite. Sarà molto difficile, perché probabilmente vi verrà da ridere.

3. Cambiare la Posizione nello spazio

Ok, approdiamo infine a questa ulteriore possibilità che può facilmente addizionarsi alle tecniche precedenti. Perché nessuno ci impedisce di moltiplicare gli effetti abbassando il volume, cambiando il tono di voce ed alterando la posizione spaziale della voce stessa.

Prima di poter procedere è ovviamente importante riconoscere da dove essa provenga, in modo da poterla più facilmente “spostare”. Pertanto richiamiamo intenzionalmente quella vocina e sentiamo da dove ci parla.

Proviene da un lato piuttosto che dall’altro? Ci parla frontalmente oppure da dietro le spalle? Non è sempre facile localizzare esattamente la posizione, perché a volte abbiamo l’impressione che essa provenga semplicemente da dentro la testa, e qualcuno potrebbe facilmente ritenere che nei fatti sia proprio così.

Rimaniamo concentrati sull’obiettivo e immaginiamo di poter spostare quella fonte sonora. Alcune semplici metafore potrebbero essere d’aiuto. 

Potremmo per esempio immaginare di spostare con la mano quella voce altrove, per esempio allontanandola da noi. Se vogliamo fare i poetici, possiamo immaginare di soffiarla via, come se fosse una foglia accartocciata o la sottile tela di un ragno.

Spesso il semplice spostamento da sinistra a destra (o viceversa) oppure dal davanti al dietro (o viceversa) è utile a modificare in modo sostanziale le emozioni che proviamo quando ascoltiamo quella voce.

Riassumendo, per quanto riguarda il dialogo interno

Facciamo un breve riepilogo di quello che abbiamo appreso. Non sempre il nostro dialogo interno apparentemente ci è utile a raggiungere i nostri obiettivi

Anzi, a volte sembra che si diverta a sabotarci e a condurci verso stati d’animo poco piacevoli da vivere. Inoltre, per qualche oscura ragione tendiamo sempre a considerare come “valide” le sue parole. 

Sappiamo altresì che tentare di ignorarla così come cercare di zittirla sortisce un effetto paradosso.

Ma adesso, oltre a tutto ciò, conosciamo anche delle tecniche basilari per modificare quella voce in modo da renderla inoffensiva, docile e mansueta.

Se vi è piaciuto questo articolo, potete mettere un like e attendere la seconda parte, dove vedremo altre tecniche assai più potenti fino a trasformarla in un nostro alleato, così come noteremo che esattamente per qualsiasi altra ventura umana, la pratica migliora qualsiasi risultato.

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